Le banche perdono il timore dei crediti in sofferenza

L’epurazione è stata più che considerevole. Nel corso del 2017, le banche spagnole hanno “ripulito” dai loro bilanci oltre 25.000 milioni di Euro di prestiti considerati “problematici” o attivi improduttivi (NPL, secondo la sigla inglese). In tal modo, si è riusciti a passare dai 131.800 milioni iniziali ai 106.200 milioni di fine esercizio, vale a dire, con una riduzione del 19,4%.
Se consideriamo la top ten delle banche spagnole (Santander, BBVA, CaixaBank, Bankia, Sabadell, Bankinter, Kutxabank, Unicaja, Ibercaja y Abanca), gli NPL hanno visto un calo di quasi 19.000 milioni, attestandosi così su un valore totale di 68.620 milioni, secondo una relazione della società di consulenza Alvarez & Marsal. In tal modo, la percentuale di NPL è scesa dall’8,27% al 6,57%.

I “responsabili”? Nonostante ognuno abbia fatto il proprio dovere a modo suo, è il caso di mettere in evidenza la cessione di un valore pari a circa 30.000 milioni di questo tipo di attivi deteriorati provenienti da Banco Popular, a favore di una società formata da Blackstone e Santander.

I programmi degli istituti di credito

Se facciamo riferimento ai dati del 2017, le banche spagnole presentano percentuali di attivi in sofferenza molto diverse tra loro. Chi si trova nella situazione più complicata è Bankia (9,4%), seguita da Unicaja (8,4%), e Ibercaja (7,9%). Sulla sponda opposta si trovano invece Bankinter (3,8%), Kutxabank (4,9%) e BBVA (5,2%).

“Le banche spagnole hanno elaborato piani affidabili per la riduzione dei crediti deteriorati. Ci aspettiamo che le loro previsioni rimangano stabili o che diminuiscano”, informano da Bloomberg Intelligence.
In questa “corsa” così particolare, le banche possono contare su un’importante spinta al fine di disfarsi delle posizioni in sofferenza: l’appetito dei fondi di investimento. Così, ad esempio, BBVA ha venduto i suoi attivi immobiliari improduttivi al fondo nordamericano Cerberus. Altre entità come Liberbank hanno seguito tale esempio, riducendo la loro esposizione fino al 7,8%. Le loro previsioni stimano che a fine anno tale percentuale potrebbe attestarsi sul 5%. Sabadell, attraverso l’operato di Solvia, può essere il successivo istituto a raggiungere l’obiettivo.
Tale soglia del 5% è il limite che a fine anno esigeranno sia la Banca Centrale Europea (BCE) sia la Autorità Bancaria Europea (in inglese, EBA) agli istituti di credito. Se il tasso rimarrà al di sopra di tale soglia, saranno classificati come “sofferenti” e verranno così imposti appositi e specifici programmi di disinvestimento e cessione di attivi.
La EBA ha comunque evidenziato gli sforzi profusi non solo dalle banche spagnole in particolare, bensì in generale da tutti gli istituti europei. Ciò nonostante, ha segnalato l’esistenza di disuguaglianze tra i vari Paesi e tra le diverse entità. Un chiaro esempio è Intesa Sanpaolo, la cui percentuale lorda di NPL rispetto al totale dei prestiti concessi si è situata all’11.7%. Se consideriamo l’accordo con la svedese Intrum (grazie al quale si libera di 11.000 milioni di attivi tossici), la percentuale si situa al 9,5%.
“Nonostante Intesa abbia ridotto i propri crediti deteriorati, i suoi tassi di NPL si manterranno probabilmente al di sopra di quelli dei propri concorrenti per diversi anni. L’obiettivo di raggiungere il 6% nel 2021 è alla portata, ma rimarrebbe comunque un tasso al di sopra della media”, comunica Bloomberg Intelligence.
ING e ABN hanno gli indici di morosità più bassi: rispettivamente, 1,7% e 2,5%; mentre BNP Paribas si situa vicino al 2,9%. “I maggiori tassi di morosità di BBVA e Santander riflettono l’esposizione dei mercati emergenti e il problema dei prestiti in Spagna”, precisano ancora da Bloomberg Intelligence. E concludono: “Le previsioni di credito di Santander sono più alte di quelle degli altri istituti, tuttavia gli ampi margini di interesse netto le permettono di assorbere tali costi di rischio”.

Fonte : Valentín Bustos / Merca2.es Traduzione di Nicolò Megliorini.

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