I crediti deteriorati continuano a rappresentare un problema in Italia ed in tutta l’Europa meridionale

I mercati sono preoccupati per l’imminente piano del Governo per le banche

Il prossimo Governo italiano, sostenuto da una coalizione tra i populisti del Movimento 5 Stelle e i radicali di destra della Lega Nord, sta destando notevoli preoccupazioni tra gli investitori. Le voci iniziali trapelate, poi smentite frettolosamente, suggerivano che il Paese potesse addirittura lasciare l’Eurozona o chiedere alla Banca Centrale Europea di condonare il debito italiano, pari a 250 miliardi di Euro (292 miliari di dollari). Tuttavia, minore attenzione è stata dedicata a ciò che questo potrebbe significare per gli istituti di credito italiani, in particolare per il loro fardello più pesante: i crediti deteriorati (NPLs, non-performing loans). Più di 185 miliardi di Euro di NPLs, infatti, risultavano ancora insoluti alla fine del 2017, il valore più alto tra tutti i paesi europei (vedere grafico).
In rapporto alla Grecia, dove gli NPLs rappresentano il 45% dei prestiti, la situazione italiana appare meno critica, rappresentando questi solo l’11.1% del totale. E progressi in tal senso sono stati fatti: nel tardo 2015, gli NPLs costituivano infatti il 16.8% dei prestiti. Ma ogni sbandamento dovuto a politiche imprudenti potrebbe mettere in discussione tali passi in avanti. Il riordino dei libri contabili degli istituti di credito ha fatto affidamento sulle aperture degli investitori stranieri: le banche hanno ceduto grandi volumi di NPLs (37 miliardi di Euro nel 2016 e oltre 47 miliardi di Euro nel 2017, secondo la società di consulenza Deloitte), in molti casi a fondi di investimento statunitensi specializzati, come Cerberus Capital Management o Fortress Investment.
Queste entità (chiamate “vulture funds”) potrebbero avere vita più difficile con il nuovo Governo. Considerata l’importanza di aggiudicarsi le garanzie per i crediti “secured”, gli investitori in NPL sono rimasti sorpresi dalla proposta di impedire ogni possibile azione contro i debitori, in assenza di una previa pronuncia del Tribunale. Ciò si contrapporrebbe agli sforzi profusi in tutta l’Unione Europea al fine di incoraggiare l’utilizzo di accordi stragiudiziali per decidere le sorti delle garanzie prestate sui crediti.

Il futuro dei GACS, un programma per attribuire una garanzia governativa alla cartolarizzazione delle tranches senior di NPLs (con il beneplacito dell’Unione Europea), è ugualmente messo in discussione. Nonostante una partenza a rilento nel 2016, tale piano è arrivato a giocare un ruolo importante. Una cessione di NPLs effettuata da UniCredit lo scorso anno, con un valore di 17.7 miliardi di Euro, era stata sottoposta a tale programma. Lo stesso avverrà con un’altra operazione del valore di 38 miliardi di Euro di NPLs italiani, come affermato dall’agenzia d’informazione Debtwire. Ma gli investitori ora temono che GACS non sia rinnovato alla sua scadenza in settembre, contrariamente a quanto precedentemente previsto.

Le autorità europee di controllo hanno realizzato uno sforzo congiunto al fine di far fronte agli NPLs. Lo scorso marzo, infatti, la Commissione Europea aveva annunciato alcune proposte di legge finalizzate a semplificare la gestione del recupero dei crediti, e al fine di indurre le banche a trattenere maggiori capitali di fronte a nuovi NPLs (spingendole così a cedere maggiori quantità di tali prestiti). Ciò ha promosso altresì un’iniziativa per i paesi che intendono creare una “bad bank” per gli attivi tossici (come fecero sia Spagna che Irlanda durante la crisi), in armonia con le norme dell’Unione Europea.

I mercati hanno agito congiuntamente: così come i fondi specializzati hanno concluso accordi su larga scala, nuove opzioni sono emerse per il trading di NPLs. Esempio di ciò è “Debitos”, una piattaforma di trading avviata in Germania, che permette agli investitori di operare con NPLs di 11 paesi europei, compresi Italia e Grecia. Come afferma il suo fondatore Timur Peters, molte di tali operazioni hanno valori compresi tra 50 e 200 milioni di Euro e l’interesse proviene spesso da investitori locali, ad esempio soggetti che acquistano NPLs garantiti come “mezzo” al fine di acquisire la proprietà di tali beni.

Un mercato “liquido” di NPLs a livello paneuropeo dovrebbe impedire ai crediti deteriorati delle banche di accumularsi minacciando la loro stabilità, come avvenuto durante le crisi più recenti. Ma l’Italia, in virtù delle sue notevoli dimensioni, sarebbe la maggiore fonte di tale tipo di crediti per l’immediato futuro. Ed ogni mercato con consistenti dubbi sul proprio maggior fornitore è sicuramente destinato ad essere instabile.

Fonte: The Economist. Traduzione di Nicolò Megliorini.

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