Un’analisi delle riforme dell’UE sugli NPL

Un pacchetto di riforme finalizzate a far fronte ai crediti deteriorati (NPL) avrà conseguenze su vasta scala per le banche europee

Nel marzo 2018, la Commissione Europea ha pubblicato un pacchetto di misure orientate a ridurre l’attuale stock di sofferenze detenute dalle banche e a limitare il loro futuro accumulo. Anche la Banca Centrale Europea (BCE) ha pubblicato separatamente delle raccomandazioni sulle soglie minime di accantonamenti per gli NPL, attraverso un integrazione alle sue Linee Guida del 2017.

Le nuove misure avranno un impatto significativo sulle strategie delle banche europee riguardanti le sofferenze – soprattutto in Paesi con alti livelli di NPL – ma allo stesso tempo coinvolgeranno anche le modalità di concedere prestiti e di garantire ed assicurare l’adempimento dei mutui in Europa.

Nonostante i tassi di crediti deteriorati siano in diminuzione in tutta l’UE, lo stock di attivi problematici e posizioni critiche ereditate è tuttora uno dei maggiori scogli per un pieno recupero dell’economia e per l’aumento dell’offerta di credito in alcuni Stati membri. Il volume totale di NPL in UE si aggira sui 910 miliardi di Euro, secondo la Commissione Europea.

I tassi divergono significativamente tra i vari Stati membri. Alla fine del terzo trimestre del 2017, l’ammontare complessivo di NPL era vicino al 2-3% dei prestiti totali in alcuni Paesi (come Belgio, Estonia, Germania ed Olanda) o addirittura inferiore in altri (ad esempio, Lussemburgo, Finlandia e Svezia). Ma in altri Stati, più duramente colpiti dalla crisi finanziaria, i tassi di sofferenze risultano notevolmente superiori – tra il 10% e 15% in Irlanda, Italia e Portogallo, fino ai massimi del 32,1% di Cipro e 46,7% della Grecia.

MPS

Negli ultimi anni, le istituzioni europee hanno intrapreso numerose iniziative per contrastare il fenomeno NPL. Nel luglio 2017, il Consiglio Europeo pubblicava un programma d’azione per agevolare la riduzione dei livelli di sofferenze e prevenire il loro futuro accumulo. In ottobre, la Commissione emanava un comunicato sul completamento dell’ unione bancaria, promettendo un pacchetto di misure volte ad affrontare la questione in primavera. Il 14 marzo 2018, la Commissione Europea presentava puntuale il suo pacchetto di misure, che comprendeva:

Una proposta normativa per modificare la Regolamentazione dei Requisiti di capitale (CRR) riguardante la copertura minima delle perdite sulle esposizioni deteriorate (NPEs).
Una proposta di direttiva sui gestori di crediti, gli acquirenti di crediti e il recupero delle garanzie reali, che dovrebbe essere trasposta dagli Stati membri entro il 31 dicembre 2020.
Un progetto sulle Società di gestione patrimoniale (AMC).
Nel frattempo, il 15 marzo 2018, la Banca Centrale Europea pubblicava la versione finale della sua integrazione alle Linee Guida per le banche sugli NPL.

La regolamentazione proposta in merito alle coperture per gli NPL

In base all’attuale quadro normativo e contabile, gli istituti di credito godono di un certo livello di discrezionalità nel determinare le proprie soglie di copertura in caso di accumulo di NPE. Tale discrezionalità in alcuni casi ha condotto ad un’insufficienza di risorse e ad una perdita di “forbereance”, dovute al fatto che alcuni istituti hanno adottato un atteggiamento attendista, al fine di evitare o ritardare il riconoscimento di tali perdite – riducendo o rimandando così gli impatti negativi sui loro Common Equity Tier 1ratio (CET1).

La proposta modificativa imporrà al Primo Pilastro una soglia minima di copertura per gli accantonamenti da sofferenze per le banche dell’Unione. Tale minimo dovrà essere calcolato moltiplicando il valore di ogni NPE per i fattori indicati nella proposta (vedere grafico).

Il livello di accantonamenti richiesti dipenderà dalla già intervenuta scadenza delle NPE, oppure se, al contrario, tali posizioni siano state classificate come tali nonostante la banca riceva ancora pagamenti regolari dai debitori senza eccessivi ritardi (ad esempio, 90 giorni). Tale soglia dipenderà anche dal numero di annualità trascorse dopo la data in cui l’esposizione è stata classificata come sofferenza, e se questa (o parte di essa) è classificata come “garantita” o “non garantita”, secondo con i criteri specificati nella proposta di legge.

Gli istituti di credito saranno autorizzati ad adempiere tali soglie minime attraverso accantonamenti riconosciuti in virtù del quadro contabile applicabile e di altri elementi a tal fine idonei indicati nella proposta (incluse riduzioni di capitale proprio derivanti da altre maggiori deduzioni applicate dalle banche). Se tali misure non fossero sufficienti a soddisfare il livello minimo di accantonamenti obbligatori richiesto in base alla proposta, tale disavanzo dovrà essere detratto dal CET1 dello stesso istituto di credito.

Il regime sopra descritto si applicherà soltanto alle esposizioni sorte dopo il 14 marzo 2018. In ogni caso, se i termini e le condizioni di un’esposizione sorta anteriormente sono state poi modificate dalla banca in modo da aggravare la propria esposizione verso il debitore, la stessa dovrà essere considerata come se fosse sorta dopo tale data, ricadendo così sotto la nuova regolamentazione.

L’integrazione della BCE

L’appendice della BCE indica la non obbligatorietà delle previsioni di vigilanza sugli accantonamenti applicati dagli “istituti di credito rilevanti” che sono soggetti al controllo diretto della BCE nel Meccanismo di Vigilanza Unico (MVU). Tali prospettive di vigilanza si applicheranno alle esposizioni classificate come “nuove NPE” dopo l’1 aprile 2018. Ciò nonostante, l’adempimento di tali previsioni sarà valutato dalla BCE solo a partire dal 2021.

L’approccio seguito dalla BCE è molto simile a quello immaginato sulla base della proposta di legge, anche se le coperture minime previste dalla BCE sono più stringenti. (grafico)

L’adempimento di tali aspettative di vigilanza sarà valutato caso per caso dalla BCE nel contesto del processo di revisione e valutazione prudenziale (SREP) – che avrà inizio nel 2021. Se la BCE considerasse che i fondi prudenziali fossero insufficienti a coprire adeguatamente il rischio di credito previsto, potranno essere adottate delle misure di supervisione in base al Secondo Pilastro dell’Unione.

Gestori di credito, acquirenti di crediti e recupero delle garanzie reali

Norme sui gestori di credito. La proposta di direttiva cerca di introdurre un quadro comune per le attività di gestione del credito, con la prospettiva di rimuovere gli attuali impedimenti alla prestazione transfrontaliera di tali servizi. In base a tale proposta di direttiva, un gestore di credito è definito come ogni persona fisica o giuridica (diversa dagli istituti di credito o loro controllate) che svolge una o più tra le seguenti attività:

  • Controllo del rendimento dei contratti;
  • Raccolta e gestione delle informazioni riguardanti lo stato del contratto, del debitore e di ogni attivo utilizzato per garantire tali crediti.
  • Comunicazione ai debitori di ogni modifica dei tassi di interesse, addebiti o pagamenti dovuti in base al contratto.
  • Promozione dell’esecuzione dei diritti ed obblighi derivanti dal contratto in nome del creditore, inclusa la gestione delle rate.
  • Rinegoziazione dei termini e condizioni dei contratti di mutuo con i debitori, nei casi in cui non agissero in qualità di intermediari del credito.
  • Gestione dei ricorsi dei debitori.

La portata della definizione è ampia ed includerà un numero di servizi ed attività che attualmente non sono soggetti ad una specifica regolamentazione in diversi Stati membri dell’UE. Alla luce della proposta di direttiva, i gestori di credito operanti in nome di una banca o di un cessionario del credito in virtù di un contratto di mutuo stipulato da un istituto di credito UE (o dalla sua filiale europea) dovranno essere autorizzati ad operare come tali dalle competenti autorità dei rispettivi Paesi membri.

L’autorizzazione rilasciata in base alla proposta di direttiva permetterà ai gestori di operare sul piano transfrontaliero in virtù della libertà di stabilimento o della libera prestazione di servizi, d’accordo con i principi fondamentali del diritto finanziario dell’Unione.

La proposta di direttiva specifica altresì alcuni requisiti applicabili ai gestori di credito, anche in merito al contenuto dei contratti di prestito, agli obblighi di tenuta dei registri e all’outsourcing di servizi a terzi.

Regole per gli Acquirenti di Crediti La proposta di direttiva incoraggia lo sviluppo di un mercato secondario di NPL introducendo regole comuni per gli acquirenti di crediti – definizione che comprende ogni persona fisica o giuridica che acquisisce un credito nell’esercizio della sua attività, business o professione. Tali nuove regole si applicheranno ai casi in cui il contratto di mutuo è stipulato da un istituto di credito UE (o da una sua filiale europea) e l’acquirente del credito assume le obbligazioni del creditore derivanti dal contratto stesso. Le misure della proposta di direttiva non si applicheranno invece all’acquisizione di contratti da parte di un istituto di credito comunitario (o da sue filiali europee).

Ogni creditore dovrà facilitare al cessionario del credito tutte le informazioni necessarie per stimare il valore del contratto di mutuo e le probabilità del recupero del credito, prima di concludere un accordo per la cessione del contratto. Alcuni obblighi di informazione verso le autorità competenti sono altresì disposte nei confronti dei cessionari stessi.

Infatti, i cessionari che non fossero domiciliati o stabiliti in UE, dovranno nominare per iscritto un rappresentante che sia domiciliato o stabilito in un Paese comunitario, al fine di assicurare l’adempimento delle nuove regole. Il rappresentante così nominato dovrà a sua volta designare un istituto di credito (o una sua filiale) stabilito in UE, o un servicer autorizzato a svolgere attività di gestione dei crediti in relazione ai contratti di mutuo conclusi con i consumatori.

Norme sul recupero stragiudiziale dei prestiti garantiti Uno degli obiettivi chiave della proposta di direttiva è facilitare il recupero dei prestiti garantiti (riducendo così il rischio che si accumulino stock di NPL) mediante l’introduzione di procedimenti esecutivi stragiudiziali abbreviati. Tali misure esecutive potranno essere utilizzate dai creditori congiuntamente ad un contratto di mutuo garantito, concluso con debitori che non siano qualificati come consumatori (o entità senza scopo di lucro).

La possibilità di servirsi di tale procedimento abbreviato è soggetta a varie condizioni, come il fatto che tale facoltà deve essere espressamente prevista dalle parti per iscritto. L’escussione della garanzia potrà poi essere realizzata mediante un’asta pubblica o attraverso una vendita privata. Dopo l’esecuzione, il creditore dovrà corrispondere al debitore l’eventuale differenza tra il ricavato della vendita e il debito esistente in forza del contratto di mutuo garantito.

Il debitore potrebbe contestare l’utilizzo di questi meccanismi davanti al Giudice nazionale qualora la cessione degli attivi apportati come garanzie non fosse stata condotta conformemente alle regole stabilite nella proposta di direttiva.

Il progetto ACM (società di asset management)

In buona sostanza, il progetto ACM consiste in un riepilogo delle raccomandazioni fornite e delle prassi seguite dalle istituzioni europee quando hanno dovuto affrontare – durante l’ultimo decennio – casi di Aiuti di Stato nel settore bancario, con particolare riferimento all’uso delle AMC con sostegno pubblico per la “pulizia” dei bilanci degli istituti di credito.

Il progetto non innova l’attuale normativa comunitaria, ma chiarisce piuttosto che le AMC possono essere utilizzate come uno strumento eccezionale, a condizione che vengano rispettate le restrizioni derivanti dalle regole UE sugli Aiuti di Stato ed il rispettivo quadro normativo. Basato su tali limiti normativi, il progetto AMC identifica diversi scenari nei quali le AMC possono essere utilizzate. (grafico)

Il progetto AMC stabilisce i principi che dovrebbero reggere la definizione e lo stabilimento di AMC con supporto pubblico, le loro operazioni effettive e le strategie a loro disposizione, così come la loro chiusura – che deve stabilirsi dopo un periodo di tempo limitato.

Il cambiamento sta arrivando

L’effetto combinato delle misure di BCE e CE e l’entrata in vigore di IFRS 9 potrebbero creare incentivi affinché le banche europee abbandonino il loro approccio attendista. Le banche potranno cedere i loro portafogli di NPL in vista dell’imminente applicazione degli obblighi minimi di copertura richiesti dal supervisore (e, per le banche considerate rilevanti dal MVU, delle relative previsioni quantitative di vigilanza). Gli Stati membri potranno utilizzare AMC nazionali per supportare questi processi, sebbene i limiti attuali derivanti dagli aiuti di Stato e la relativa normativa non siano stati revocati né modificati in virtù di tale progetto.

Il pacchetto di misure proposte dalle istituzioni europee obbliga altresì le banche a rivedere le loro policy di credito, al fine di interiorizzare gli impatti previsti in futuro per gli accantonamenti da NPL. Rimane ancora da vedere se tale riforma sarà efficace ed aumenterà realmente la disponibilità di credito per le PMI – che è uno degli obiettivi fondamentali delle proposte della Commissione. In effetti, il rafforzamento delle soglie di copertura per le sofferenze dovrebbe indurre le banche ad adottare un approccio maggiormente prudente nelle loro strategie di credito, esigendo maggiori garanzie per i propri prestiti o iniziando immediatamente i procedimenti esecutivi non appena i debitori si rivelino non-performing.

La proposta di una misura di sicurezza prudenziale per la copertura delle sofferenze non contempla l’esistenza di differenze tra gli Stati membri dell’Unione rispetto alla durata media dei procedimenti di recupero del credito. In un certa misura, le istituzioni europee stanno scommettendo sull’efficacia dei procedimenti rapidi di esecuzione stragiudiziale ed altre proposte legislative di ristrutturazione del debito che possano superare tali differenze nazionali. Ma la prospettiva “uguale per tutti” sancita dal calendario così fissato potrebbe condurre, a conti fatti, a condizioni di concorrenza diseguali per il mercato interno e per l’Unione Bancaria Europea, dovute ai diversi sistemi giudiziari ed alla diversa efficacia dei procedimenti concorsuali ed esecutivi interni.

Fonte: White & Case LLP  Traduzione di Nicolò Megliorini

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